Startups a confronto. #SMR6

Tornare da un evento come il Silicon Milk Roundabout nel cuore di Londra è decisamente interessante.

Mette a nudo, in poche parole, non solo le differenze tra la situazione italiana e quella di oltremanica, ma anche e soprattutto l’idea e le prospettive che differenziano due mercati così differenti.

Coopetition

La differenza più significativa è nel fatto che, nel confronto con l’Italia, in cui per la maggior parte le startups vedono al loro attivo un Team size ridotto all’osso, le startup presenti al #SMR6 avevano una media e una longevità ben più alta.

Definire Badoo una startup mi è sembrato forse davvero riduttivo – ma possiamo comunque considerarla come nome di richiamo dell’evento – ma in ogni caso Team size di 100 persone non erano così rare.

La seconda caratteristica di queste startups era la loro chiarezza in fatto di mission, brand e identità, business model. Pochissime volte mi è capitato di trovarmi di fronte a situazioni meno che ben struttuate, con una perfetta consapevolezza del target di riferimento. Niente startup ad altissimo (e fumoso) tasso tecnologico, insomma, ma progetti, obiettivi, strumenti.

E proprio per questo non avevano certo paura di collaborare e crescere insieme, dividendo spazi e costi.

Code first.

Il terzo elemento significtivo era il codice. L’idea che univa tutte queste realtà aziendali era il fatto di utilizzare gli strumenti informatici a supporto di un business model: questo era il modo di affrontare la sfida della scalabilità e della globalizzazione.

Ma prima di tutto c’era una idea, qualcosa da vendere, che fosse un servizio B2B, un dolcetto o dei contenuti top tailored: tanto arrosto e poco fumo, per dirla in breve.

Probabilmente anche per questo a fronte delle circa 60 startup presenti il primo giorno, dedicato all’UX design, al product management, al marketing, ce n’erano quasi il doppio il giorno successivo, in cui la ricerca era volta alle figure tecniche.

We’re hiring!

L’obiettivo del SMR era quello di mettere in contatto direttamente le aziende e i candidati, attraverso un processo di prima scrematura, e di seconda selezione (io sono stata selezionata top gold candidate) e tenendo ben alla larga i recruiters.

Questo significa che le aziende presenti erano ben interessate a investire in professionalità che creassero/sviluppassero o sostenessero il core business della startup, cercando però persone interessate alla condivisione di un progetto, che non appartiene, gelosamente custodito, ai fondatori, ma è come una onda che si deve propagare velocemente.

E proprio per questo sono disposti a spendere i circa 10000 pounds che costava lo stand per i due giorni.

Money everywhere

Image600 jobs filled, 950 vacancies, 7 milioni di pound risparmiati nella selezione del personale. Business cards, acqua, birra, vino, coca cola, caffè, cioccolato, cappuccini gratis. No, non gratis. Sponsorizzati. Occasione per farsi notare, per rimanere impressi. Offrire un servizio in cambio di visibilità, di qualcosa da portare con te. Un nome, un pensiero, un ricordo.

Certo non come Togethera, che ha portato un pitone vivo (lo vedete in braccio a me qui a destra), ma qui c’è una bella dfferenza tra investire e buttare via i soldi.

Perché every single penny matters.

p.s. A latere dell’evento mi piace segnalare alcune delle startup che hanno attirato la mia attenzione. Magari può essere un buono spunto.

Moo: eCommerce – http://uk.moo.com/

Graze: food – http://www.graze.com/uk/

Notinthehighstreet: eCommerce – http://www.notonthehighstreet.com/

Bossa studio: Social and mobile gaming – http://www.bossastudios.com/

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